Riqualificare i NEET per costruire il futuro | Iniziativa di Innovazione Sociale FSE+ | Bando: ESF-SI-2023-SKILLS-01 | Progetto: SkillSphere – ESF-SI-2023-SKILLS-01-0104

Rapporto oltre il velo

Chi sono davvero i giovani NEET? Cosa rivela la nuova ricerca di SkillSphere

Quasi un giovane su cinque in Romania non studia, non lavora e non segue alcun percorso di formazione. In Italia, questa percentuale supera il 30% in alcune aree della Campania. Dietro questi numeri si nascondono storie molto diverse tra loro ed è proprio questo che la nuova ricerca di SkillSphere intende approfondire, andando oltre gli stereotipi più comuni sui giovani NEET.

Non un unico gruppo, ma tanti percorsi diversi

Una delle prime conclusioni della ricerca è che non esiste un unico NEET “tipico”. Alcuni giovani si sono allontanati dallo studio o dal lavoro solo di recente, mentre altri sono fuori dal sistema da anni. Alcuni possiedono qualifiche professionali, mentre altri sono laureati che non riescono a trovare un impiego coerente con il proprio percorso di studi. Alcune sono giovani madri che non hanno accesso a servizi per l’infanzia, mentre altri affrontano vere e proprie situazioni di isolamento sociale.

Per rappresentare questa diversità, i ricercatori hanno utilizzato un’immagine particolarmente efficace: quella del flipper. Alcuni giovani continuano a “rimbalzare” tra lavori informali, tentativi di formazione e ricerca di un impiego, senza riuscire mai a trovare una stabilità. Altri, dopo ripetute delusioni, scelgono di “mettersi in pausa”, interrompendo del tutto le proprie attività e affidandosi spesso esclusivamente al sostegno della famiglia, mentre cercano di capire se e come rientrare nel sistema.

Le difficoltà non sono soltanto personali

Il rapporto sottolinea con forza un aspetto fondamentale: diventare NEET è raramente una scelta. Alla base di questa condizione vi sono spesso ostacoli strutturali, come un sistema educativo che non prepara adeguatamente i giovani al mercato del lavoro, servizi pubblici difficili da raggiungere soprattutto nelle aree rurali, un persistente divario digitale e, in molti casi, difficoltà psicologiche legate all’isolamento e alla mancanza di prospettive.

In Romania, per esempio, quasi la metà dei giovani NEET dichiara di non avere alcuna indipendenza economica. In Bulgaria, soltanto il 12% dei NEET con meno di 25 anni è registrato presso i servizi per l’impiego: un dato significativo, che dimostra quanto questi giovani rimangano “invisibili” agli occhi delle istituzioni. In Italia, e in particolare in Campania, incidono fortemente la disoccupazione giovanile, i divari di genere e la carenza di trasporti pubblici nelle aree periferiche.

Cosa funziona davvero

Il quadro, tuttavia, non è completamente negativo. La ricerca mette in evidenza anche alcune pratiche promettenti sulle quali costruire interventi futuri: iniziative di mentoring tra pari, laboratori digitali realizzati a Napoli all’interno di beni confiscati alla criminalità organizzata e programmi europei come Garanzia Giovani o UpShift in Bulgaria, che coinvolge i giovani nella progettazione di soluzioni per le proprie comunità.

Il punto centrale

Il messaggio che attraversa l’intera ricerca è chiaro: per aiutare davvero i giovani NEET sono necessari interventi personalizzati, fondati sulla fiducia e radicati nelle comunità in cui vivono, anziché soluzioni standardizzate e uguali per tutti.

Questi risultati guideranno le attività di SkillSphere nei prossimi mesi, a partire dal coinvolgimento diretto di 180 giovani tra Romania, Bulgaria e Italia.

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